lunedì 28 gennaio 2013

Chi eravamo?



Chi eravamo? Eravamo due o due forme di uno? Non lo sapevamo né ce lo chiedevamo: un sole vago doveva esserci, dato che nella foresta non era notte. Una vaga fine doveva esserci, dato che camminavamo. Un mondo qualsiasi doveva esserci, dato che c’era la foresta.
Noi, comunque, eravamo estranei a ciò che fosse o potesse essere, eterni camminatori all’unisono su foglie morte, ascoltatori anonimi e impossibili di foglie cadenti. Niente di più.


Il libro dell'inquietudine - Pessoa 



Gregory Myasoedov, Mattina d'autunno (1893)

martedì 27 novembre 2012

Prospettiva


Si sono incrociati come estranei,

senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.

Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.

D'altronde nessuna garanzia
Che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino niente affatto.

Li ho visti dalla finestra
E chi guarda dall'alto
Sbaglia più facilmente.

Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.

E io, solo per un istante
Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con brevi versi occasionali
quanto triste è stato.

da "Due punti" 
Wislawa Szymborska


                                  
 Parigi, Rue de Rivoli
1937 Brassaï


mercoledì 21 novembre 2012

Gli occhi dell'anima

Chiusi gli occhi, quelli che potevo chiudere. Lui è lì, davanti a me, vestito da amico. E' il vestito del padre che, prima di morire, l'aveva affidato all'amore del mio. E' lì, sento il suo sguardo, quegli occhi inquietanti, che senza muoversi scendono dai miei occhi al petto. Cresce la paura e la voglia di guardare altrove, di fuggire. No, non avrebbe vinto. E' il male intorno. Come una scenografia di una favola triste in cui il magico è ben descritto, ma tutto ciò che è reale è sfumato. Il bosco è un bosco incantato, la strada è una semplice strada. La porta, una porta, le mani delle mani. Gli occhi, quelli continuano a guardarmi ancora adesso. Nulla a che vedere con la realtà. Mi parla di tradire, di fare, di essere curiosa: "quanti anni hai quindici?io trenta...hai mai…?io si, l'ho fatto…prova..."; non abbasso lo sguardo, non seguo la sua mano salire sulla mia gamba. Non scappo, voglio capire quell'energia, nera, come il suo sorriso al mio bianco, deciso, rifiuto. Gentilmente mi lascia andare. 
Riaprii gli occhi, appoggiai la schiena alla colonna, un ragazzo mi fischiò dalla macchina, un altro più vecchio mi spogliò con lo sguardo. Richiusi gli occhi. Lui è lì. Mi ferma su una strada che è una strada. Dove non so più dirlo. Non ha i capelli, la pelle è pallida, gli occhi sorridono neri. "ti ho vista..si, si...sai dove ti ho vista? a San Leucio...si, si...in macchina, con un ragazzo..parlerò con tuo padre....ma..se invece...se vuoi...?ci sentiamo..?"Mio padre pregò il suo amico di perdonarlo, per quella promessa non più possibile, ma il vuoto lasciato dalla paura m'aveva ormai inghiottito. Riaprii gli occhi. Mi strinsi nel giubbino, guardai compiaciuta il mio riflesso nella vetrina, quando una ragazzina dai capelli rossi passò tra me e il mio riflesso. La cosa mi turbò. Quei capelli rossi coprivano un visino brutto e triste, anche gli occhi erano rossi e un po' gonfi. Iniziai a camminare, tenendomi sulla destra del marciapiede. Vagabondava nella mia direzione un altro ragazzino, alto e magro, pieno di capelli ricci che si univano a una fresca barbetta. Ordinai ai miei occhi di mostrarsi sensuali,per il gusto di essere guardata, per il gusto di compiacermi. Quello però guardò oltre, oltre le mie spalle, oltre la mia vita sottile, oltre i miei lunghi capelli neri, gli occhi arrossati, un po’ assenti, un po’ in ricerca di qualcuno. Improvvisamente il sole albeggiò in quelle pupille, le sopracciglia si addolcirono e le gambe prima di affrettare il passo si fermarono per un istante, insieme al cuore. Mi girai istintivamente e osservai la ragazza rossa. La vidi girare dietro la siepe, e vidi lui correrle dietro, sparendo entrambi dalla mia vista. Chiusi gli occhi, quelli che potevo chiudere. E non ci fu bisogno di vedere per capire quell'energia. Bianca, come ora il sorriso dei miei occhi. Un bianco vivo sorriso.

Modigliani - Ritratto di bambina

venerdì 2 novembre 2012

Inquietudine distesa


Sono qui, non fuggo. 

Avvolgimi ora non solo con gli occhi,
lascerò che le nuvole ci nascondano.

E' buio, 
ma ora sento,
insieme riempiamo 
quel silenzio,

come l'acqua che cade inquieta
e calma si spande.



Arkhip Kuindzhi - Night on the Dnepr

domenica 21 ottobre 2012

Poesia


I Giorni e le Notti
suonano
in questi miei nervi d'arpa

Vivo
di questa gioia malata
d'universo
e soffro
per non saperla accendere
nelle mie parole

Poesie Disperse - Ungaretti

sabato 21 luglio 2012

Solo un gioco

Le prese le mani e gliele giró dietro la schiena,

ciocche di grano s'impigliarono tra le dita.

Ridendo lei lo respinse, e ancora lui la riprese,

le radici dell'uno negli occhi dell'altro,

libere di rincorrersi e d'intrecciarsi.

Poi la notte accarezzó il cielo,

e il gioco vinse il timore.



Munch - Bacio alla finestra

venerdì 13 luglio 2012

George Gray



Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l'ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell'inquietudine e del vano desiderio —
una barca che anela al mare eppure lo teme.


I have studied many times
The marble which was chiseled for me  —
A boat with a furled sail at rest in a harbor.
In truth it pictures not my destination
But my life.
For love was offered me and I shrank from its disillusionment;
Sorrow knocked at my door, but I was afraid;
Ambition called to me, but I dreaded the chances.
Yet all the while I hungered for meaning in my life.
And now I know that we must lift the sail
And catch the winds of destiny
Wherever they drive the boat.
To put meaning in one's life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire
  —
It is a boat longing for the sea and yet afraid.





da Antologia di Spoon River - Edgar Lee Masters 


                                                        Caspar David Friedrich - Il porto di Greifswald